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Da Monaco a Portovenere

Il visitatore che sale le scalinate che da Montecarlo portano alla rocca di Monaco, arrivando sul vasto piazzale di fronte al palazzo del Principe trova sul suo percorso la statua di un uomo vestito da frate, che rappresenta Francesco Grimaldi, chiamato Malizia;  nel 1297, così travestito entrò nella fortezza genovese prendendone possesso, e fondando in questo modo l'omonima dinastia. Ma forse l'attenzione del visitatore sarà attratta dal cartello in più lingue, collocato a breve distanza, che spiega questo fatto. Soprattutto dalla prima delle lingue, una lingua strana, scritta con diverse u, che il visitatore fatica a riconoscere, sarà forse romeno? Solo il visitatore genovese, se si sofferma un momento, comprende facilmente che è la sua lingua, la lingua delle poesie di Martin Piaggio e di Luigi Firpo, i massimi poeti di Genova. Ci sono, è vero, delle piccole differenze, ma quante differenze ci sono, ad esempio, tra il genovese di Genova e del Tigullio, di Genova e Savona! Questo è il destino delle piccole lingue che non hanno una koiné comune; e non per questo non sono riconosciute come tali. Anche il ladino, terza lingua in Alto Adige/Suedtirol, quarta lingua in Svizzera, non ha una forma comune, tuttavia è pienamente riconosciuta come tale.

A questo cartello monegasco ne possiamo opporre un altro, che essendo in marmo, e risalendo al XIII secolo, gode del titolo di targa, ci riferiamo a una targa rettangolare posta sopra la porta d'ingresso del borgo antico di Portovenere, che riporta la scritta Colonia Genuensis. Ci rendiamo così  conto che Monaco e Portovenere sono i due punti estremi di un territorio continuo, il territorio genovese, dove si parla una medesima lingua, si costruiscono le case con uno stesso stile, si hanno le stesse tradizioni. Conta poco che le due località appartengano a due diverse entità statuali (l'Italia e il Principato), che diventano tre se si aggiunge Roccabruna e Mentone, francesi e che si trovano all'interno del territorio genovese.

In realtà, storicamente il territorio genovese è un doppio, politico e culturale. Sin dal medio medioevo, secolo XIII, il Comune di Genova ha esteso il suo dominio sulla riviera di Levante, sino a Portovenere appunto, consolidandolo negli anni. Per la riviera di Ponente è stato tutt'altro discorso. Nella riviera di ponente la presenza di territori indipendenti, come il finalese con il marchesato dei Del Carretto,  o di domini di sovrani d'oltregiogo, come i Savoia che nell'imperiese avevano feudi, o ancora i conti del Monferrato che arrivavano fino nelle aree interne del savonese, hanno impedito l'unità politica del genovesato, e sono durati fino alla caduta della Repubblica, al 1797 e al grande rinnovamento che portò in Italia Bonaparte con le armate rivoluzionarie. La Repubblica di Genova si fermava a Ventimiglia. Oltre la barriera dei Balzi Rossi era un confine naturale oltre che politico evidente. Mentone, Roccabruna e Monaco, la capitale, pur appartenendo culturalmente a Genova  per la lingua, difendevano la loro indipendenza grazie all'inaccessibilità del territorio per via di terra, e erano a loro volta divise dai territori storicamente provenzali (il Nizzardo) dalla scogliera che si alza dal mare da Cap d'Ail a Beaulieu.  Anche la strada romana transitava sul crinale montano, dove si trova il monumento a La Turbie. Che poi Villafranca e Nizza abbiamo appartenuto per quattrocento anni, fino al 1860 ai Savoia è un'altra storia. Savoia comunque che con la Liguria hanno sempre avuto un rapporto travagliato.

C'era poi il dominio oltremare, più culturale che politico (la Corsica e Capraia sono un'altra storia).

Tutto questo per dire che i legami tra il Tigullio e Monaco sono stretti e millenari, determinati da una appartenenza al mondo genovese, linguistico, culturale, di tradizioni.  Anche architettonico, la strette vie di Monaco sono Liguria, non solo nel nome.  La scoperta, negli ultimi anni, nel palazzo del Principe a Monaco gli affreschi nei soffitti realizzati nel cinquecento da un artista genovese, che si richiamano a modelli ben presenti nel capoluogo ligure aggiunge un altro tassello a questo legame.

Agostino Pendola 

Redazione PortofinoNews

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